March 28, 2008
mercati ortofrutticoli
Anomalia rurale: in campagna, dalle nostre parti, in Val d’Elsa, per comprare frutta, verdura o ortaggi con una buona scelta di varietà e qualità, bisogna andare in un supermercato. Un paio di piccoli negozi di verdure, nel paese e nelle frazioni ci sono, ma non sono certo reali mercati ortofrutticoli, con la loro bellezza e varietà. Eppure abitiamo in un territorio rurale pieno di orti in cui vengono coltivate moltissimi tipi di verdure. Per non dire di tutte le verdure e le insalate selvatiche che crescono spontaneamente nei campi.
A dispetto di questa abbondanza, per comprare pochi finocchi si deve andare in un supermercato distante decine di chilometri (bruciando benzina), si devono utilizzare guanti di plastica usa e getta, (producendo spazzatura) bisogna mettere le verdure un un sacchettino di plastica usa e getta (producendo altra spazzatura), e infine si va alla cassa, si paga e si torna a casa (bruciando altra benzina).
Viene da chiedersi quale sia il costo di quei finocchi, se al prezzo si sommano anche i costi ambientali (che però vengono pagati da tutta la comunità).
Questa anomalia rurale appare ancora più strana se si osserva che nelle grandi città come Parigi o Roma, è invece possibile andare a piedi al mercato portandosi dietro un cestino, si può riempire il cestino con bellissime verdure che ogni mattina vengono raccolte negli orti delle campagne circostanti, e si può tornare a casa a piedi senza aver bruciato carburanti e sparpagliato per il pianeta sacchettini di plastica.
Sembra evidente che c’e’ qualcosa che non funziona nella distribuzione delle verdure e degli ortaggi, o forse nell’organizzazione rurale, o, peggio, nell’idea di sviluppo che viene diffusa in campagna.
La domanda è allora: perchè in campagna, almeno da noi, non vengono riorganizzati reali mercati ortofrutticoli? Perché i contadini, i piccoli produttori, i singoli abitanti non mettono insieme un banchetto con tutti i prodotti che i loro orti producono?



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